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photo's by dv 27/03/2006 - Heverlee woods

 

 

 

 

 

 

 

 

De gli eroici furori

Giordano Bruno

>Oeuvres completes de Giordano Bruno, Aquilecchia, Giovanni (a c. di), Les belles lettres, Paris,

The Heroic Frenzies

Giordano Bruno

>A Translation with Introduction and Notes by Paulo Eugene Memmo, Jr., 1964


Dedicated to the Most Illustrious Sir Philip Sidney

È' cosa veramente, o generosissimo Cavalliero, da basso, bruto e sporco ingegno, d'essersi fatto constantemente studioso, et aver affisso un curioso pensiero circa o sopra la bellezza d'un corpo femenile. Che spettacolo (o Dio buono) più vile et ignobile può presentarsi ad un occhio di terso sentimento, che un uomo cogitabundo, afflitto, tormentato, triste, maninconioso: per dovenir or freddo, or caldo, or fervente, or tremante, or pallido, or rosso, or in mina di perplesso, or in atto di risoluto; un che spende il meglior intervallo di tempo, e gli più scelti frutti di sua vita corrente, destillando l'elixir del cervello con mettere in concetto, scritto, e sigillar in publichi monumenti, quelle continue torture, que' gravi tormenti, que' razionali discorsi, que' faticosi pensieri, e quelli amarissimi studi destinati sotto la tirannide d'una indegna, imbecille, stolta e sozza sporcaria? Most illustrious knight, it is indeed a base, ugly and contaminated wit that is constantly occupied and curiously obsessed with the beauty of a female body! What spectacle, oh good God, more vile and ignoble can be presented to a mind of clear sensibilities than a rational man afflicted, tormented, gloomy, melancholic, who becomes now hot, now cold and trembling, now pale, now flushed, now confused, or now resolute; one who spends most of his time and the choice fruits of his life letting fall drop by drop the elixir of his brain by putting into conceits and in writing, and sealing on public monuments those continual tortures, dire torments, those persuasive speeches, those laborious complaints and most bitter labours inevitable beneath the tyranny of an unworthy, witless, stupid and odoriferous foulness!
Che tragicomedia? che atto, dico, degno più di compassione e riso può esserne ripresentato in questo teatro del mondo, in questa scena delle nostre conscienze, che di tali e tanto numerosi suppositi fatti penserosi, contemplativi, constanti, fermi, fideli, amanti, coltori, adoratori e servi di cosa senza fede, priva d'ogni costanza, destituta d'ogni ingegno, vacua d'ogni merito, senza riconoscenza e gratitudine alcuna, dove non può capir più senso, intelletto e bontade, che trovarsi possa in una statua, o imagine depinta al muro? e dove è più superbia, arroganza, protervia, orgoglio, ira, sdegno, falsitade, libidine, avarizia, ingratitudine et altri crimi exiziali, che avessero possuto uscir veneni et instrumenti di morte dal vascello di Pandora, per aver pur troppo largo ricetto dentro il cervello di mostro tale? Ecco vergato in carte, rinchiuso in libri, messo avanti gli occhi, et intonato a gli orecchi un rumore, un strepito, un fracasso d'insegne, d'imprese, de motti, d'epistole, de sonetti, d'epigrammi, de libri, de prolissi scartafazzi, de sudori estremi, de vite consumate, con strida ch'assordiscon gli astri, lamenti che fanno ribombar gli antri infernali, doglie che fanno stupefar l'anime viventi, suspiri da far exinanire e compatir gli dèi, per quegli occhi, per quelle guance, per quel busto, per quel bianco, per quel vermiglio, per quella lingua, per quel dente, per quel labro, quel crine, quella veste, quel manto, quel guanto, quella scarpetta, quella pianella, quella parsimonia, quel risetto, quel sdegnosetto, quella vedova fenestra, quell'eclissato sole, quel martello; quel schifo, quel puzzo, quel sepolcro, quel cesso, quel mestruo, quella carogna, quella febre quartana, quella estrema ingiuria e torto di natura: che con una superficie, un'ombra, un fantasma, un sogno, un circeo incantesimo ordinato al serviggio della generazione, ne inganna in specie di bellezza. What a tragicomedy! What act, I say, more worthy of pity and laughter can be presented to us upon this world's stage, in this scene of our consciousness, than of this host of individuals who became melancholy,meditative, unflinching, firm, faithful, lovers, devotees, admirers and slaves of a thing without trustworthiness, a thing deprived of all constancy, destitute of any talent, vacant of any merit, without acknowledgment or any gratitude, as incapable of sensibility, intelligence or goodness, as a statue or image painted on a wall; a thing containing more haughtiness, arrogance, insolence, contumely, anger, scorn, hypocrisy, licentiousness, avarice, ingratitude and other ruinous vices, more poisons and instruments of death than could have issued from the box of Pandora? For such are the poisons which have only too commodious an abode in the brain of that monster! Here we have written down on paper, enclosed in books, placed before the eyes and sounded in the ear a noise, an uproar, a blast of symbols, of emblems, of mottoes, of epistles, of sonnets, of epigrams, of prolific notes, of excessive sweat, of life consumed, shrieks which deafen the stars, laments which reverberate in the caves of hell, tortures which affect living souls with stupor, sighs which make the gods swoon with compassion, and all this for those eyes, for those cheeks, for that breast, for that whiteness, for that vermilion, for that speech, for those teeth, for those lips, that hair, that dress, that robe, that glove, that slipper, that shoe, that reserve, that little smile, that wryness, that window-widow, that eclipsed sun, that scourge, that disgust, that stink, that tomb, that latrine, that menstruum, that carrion, that quartan ague, that excessive injury and distortion of nature, which with surface appearance, a shadow, a phantasm, a dream, a Circean enchantment put to the service of generation, deceives us as a species of beauty.
La quale insieme insieme viene e passa, nasce e muore, fiorisce e marcisce; et è bella cossì un pochettino a l'esterno, che nel suo intrinseco vera e stabilmente è contenuto un navilio, una bottega, una dogana, un mercato de quante sporcarie, tossichi e veneni abbia possuti produre la nostra madrigna natura; la quale dopo aver riscosso quel seme di cui la si serva, ne viene sovente a pagar d'un lezzo, d'un pentimento, d'una tristizia, d'una fiacchezza, d'un dolor di capo, d'una lassitudine, d'altri et altri malanni che son manifesti a tutto il mondo; a fin che amaramente dolga, dove suavemente proriva. This is a beauty which comes and goes, is born and does, blooms and decays; and is eternally beautiful for so very short a moment and within itself truly and lastingly contains a cargo, a store-house, an emporium, a market of all the filth, toxins and poisons which our step-mother nature is able to produce; who having collected that seed of which she makes use, often recompenses us by a stench, by repentance, by melancholy, by languor, by a pain in the head, by a sense of undoing, by many other calamities which are evident to everyone, so that one suffers bitterly, where formerly he suffered only a little.
Ma che fo io? che penso? son forse nemico della generazione? ho forse in odio il sole? Rincrescemi forse il mio et altrui essere messo al mondo? Voglio forse ridur gli uomini a non raccòrre quel più dolce pomo che può produr l'orto del nostro terrestre paradiso? Son forse io per impedir l'instituto santo della natura? Debbo tentare di suttrarmi io o altro dal dolce amaro giogo che n'ha messo al collo la divina providenza? Ho forse da persuader a me et ad altri, che gli nostri predecessori sieno nati per noi, e noi non siamo nati per gli nostri successori? Non voglia, non voglia Dio che questo giamai abbia possuto cadermi nel pensiero. Anzi aggiongo che per quanti regni e beatitudini mi s'abbiano possuti proporre e nominare, mai fui tanto savio o buono che mi potesse venir voglia de castrarmi o dovenir eunuco. Anzi mi vergognarei se cossì come mi trovo in apparenza, volesse cedere pur un pelo a qualsivoglia che mangia degnamente il pane per servire alla natura e Dio benedetto. E se alla buona volontà soccorrer possano o soccorrano gl'instrumenti e gli lavori, lo lascio considerar solo a chi ne può far giudicio e donar sentenza. Io non credo d'esser legato: perché son certo che non bastarebbono tutte le stringhe e tutti gli lacci che abbian saputo e sappian mai intessere et annodare quanti furo e sono stringari e lacciaiuoli, (non so se posso dir) se fusse con essi la morte istessa, che volessero maleficiarmi. Né credo d'esser freddo, se a refrigerar il mio caldo non penso che bastarebbono le nevi del monte Caucaso o Rifeo. Or vedete dumque se è la raggione o qualche difetto che mi fa parlare. But what am I doing? What am I thinking? Do I perhaps despise the sun? Do I regret perhaps my own and others having come into this world? Do I perhaps wish to restrict men from gathering the sweetest fruit which the garden of our earthly paradise can produce? Am I perhaps for impeding nature's holy institution? Must I attempt to withdraw myself or any other from the beloved sweet yoke which divine providence has placed about our necks? Have I perhaps to persuade myself and others that our predecessors were born for us, but that we were not born for our descendents? No, may God not desire that this thought should ever come into my head! In fact, I add, that for all the kingdoms and beatitudes which might ever be proposed or chosen for me, never was I so wise and good that there could come to me the desire to castrate myself or to become a eunuch. In fact I should be ashamed, whatever may be my appearance, if I should desire ever to be second to any one who worthily breaks bread in the service of nature and the blessed God. And that such participation can be of assistance to one's good intentions I leave for the consideration of him who can judge for himself. But I do not believe I am caught. For I am certain that all the snares and nooses which those people devise and have devised who specialize in knotting snares and entanglements will never suffice for my enemies to ensnare and entangle me. They would avail themselves (if I dare say it) of death itself, in order to do me mischief. Nor do I believe myself to be frigid, for I do not think that the snows of Mt. Caucusus or Ripheus would suffice to cool my passion. See then if it is reason or some insufficiency which makes me speak.
Che dumque voglio dire? che voglio conchiudere? che voglio determinare? Quel che voglio conchiudere e dire, o Cavalliero illustre, è che quel ch'è di Cesare sia donato a Cesare, e quel ch'è de Dio sia renduto a Dio. Voglio dire che a le donne, benché talvolta non bastino gli onori et ossequii divini, non perciò se gli denno onori et ossequii divini. Voglio che le donne siano cossì onorate et amate, come denno essere amate et onorate le donne; per tal causa dico, e per tanto, per quanto si deve a quel poco, a quel tempo e quella occasione, se non hanno altra virtù che naturale, cioè di quella bellezza, di quel splendore, di quel serviggio: senza il quale denno esser stimate più vanamente nate al mondo che un morboso fungo, qual con pregiudicio de meglior piante occupa la terra; e più noiosamente che qualsivoglia napello o vipera che caccia il capo fuor di quella. Voglio dire che tutte le cose de l'universo, perché possano aver fermezza e consistenza, hanno gli suoi pondi, numeri, ordini e misure, a fin che siano dispensate e governate con ogni giustizia e raggione. Là onde Sileno, Bacco, Pomona, Vertunno, il dio di Lampsaco, et altri simili che son dèi da tinello, da cervosa forte e vino rinversato, come non siedeno in cielo a bever nettare e gustar ambrosia nella mensa di Giove, Saturno, Pallade, Febo et altri simili: cossì gli lor fani, tempii, sacrificii e culti denno essere differenti da quelli de costoro. What then do I mean? What conclusion do I wish to arrive at? What do I wish to decide? What I would conclude and say, oh illustrious knight, is that what belongs to Caesar be rendered unto Caesar and what belongs to God be rendered unto God. I mean that although there are cases when not even divine honors and adoration suffice for women, yet this does not mean that we owe them divine honors and worship. I desire that women should be honored and loved as women ought to be loved and honored. Loved and honored for such cause, I say, and for so much, and in the measure due for the little they are, at that time and occasion when they show the natural virtue peculiar to them. That natural virtue is the beauty, the splendor, and the humility without which one would esteem them to have been born in this world more vainly than a poisonous fungous occupying the earth to the detriment of better plants, more odious than any snake or viper which lifts its head from the dust. I mean that everything in the universe, in order that it have stability and constancy, has its own weight, number, order and measure, so that it may be ordered and governed with all justice and reason. Therefore Silenus, Bacchus, Pomona, Vertunnus, the god of Lampsacus and similar gods of the drinking hall, gods of strong beer, and humble wine, do not sit in heaven to drink nectar and taste ambrosia at the banquet of Jove, Saturn, Pallus, Phoebus and similar gods; and their vestments, temples, sacrifices and rites must differ from those of the great gods.
Voglio finalmente dire che questi furori eroici ottegnono suggetto et oggetto eroico: e però non ponno più cadere in stima d'amori volgari e naturaleschi, che veder si possano delfini su gli alberi de le selve, e porci cinghiali sotto gli marini scogli. Finally, I mean that these heroic frenzies have a heroic subject and object, and therefore can no more be esteemed as vulgar and physical loves than one can see dolphins in the trees of the forests or savage bears under the rocks of the sea.
Però per liberare tutti da tal suspizione, avevo pensato prima di donar a questo libro un titolo simile a quello di Salomone, il quale sotto la scorza d'amori et affetti ordinarii, contiene similmente divini et eroici furori, come interpretano gli mistici e cabalisti dottori: volevo (per dirla) chiamarlo Cantica. Ma per più caggioni mi sono astenuto al fine: de le quali ne voglio referir due sole. L'una per il timor ch'ho conceputo dal rigoroso supercilio de certi farisei, che cossì mi stimarebono profano per usurpar in mio naturale e fisico discorso titoli sacri e sovranaturali; come essi sceleratissimi e ministri d'ogni ribaldaria si usurpano più altamente che dir si possa gli titoli de sacri, de santi, de divini oratori, de figli de Dio, de sacerdoti, de regi: stante che stiamo aspettando quel giudicio divino che farà manifesta la lor maligna ignoranza et altrui dottrina, la nostra simplice libertà e l'altrui maliciose regole, censure et instituzioni. L'altra per la grande dissimilitudine che si vede fra il volto di questa opra e quella, quantumque medesimo misterio e sustanza d'anima sia compreso sotto l'ombra dell'una e l'altra: stante che là nessuno dubita che il primo instituto del sapiente fusse più tosto di figurar cose divine che di presentar altro; perché ivi le figure sono aperta e manifestamente figure, et il senso metaforico è conosciuto di sorte che non può esser negato per metaforico: dove odi quelli occhi di colombe, quel collo di torre, quella lingua di latte, quella fragranzia d'incenso, que' denti che paiono greggi de pecore che descendono dal lavatoio, que' capelli che sembrano le capre che vegnono giù da la montagna di Galaad. Ma in questo poema non si scorge volto che cossì al vivo ti spinga a cercar latente et occolto sentimento: atteso che per l'ordinario modo di parlare e de similitudini più accomodate a gli sensi communi, che ordinariamente fanno gli accorti amanti, e soglion mettere in versi e rime gli usati poeti, son simili a i sentimenti de coloro che parlarono a Citereida, a Licori, a Dori, a Cinzia, a Lesbia, a Corinna, a Laura et altre simili: onde facilmente ogn'uno potrebbe esser persuaso che la fondamentale e prima intenzion mia sia stata addirizzata da ordinario amore che m'abbia dettati concetti tali; il quale appresso per forza de sdegno s'abbia improntate l'ali e dovenuto eroico; come è possibile di convertir qualsivoglia fola, romanzo, sogno e profetico enigma, e transferirle in virtù di metafora e pretesto d'allegoria a significar tutto quello che piace a chi più comodamente è atto a stiracchiar gli sentimenti: e far cossì tutto di tutto, come tutto essere in tutto disse il profondo Anaxagora. Ma pensi chi vuol quel che gli pare e piace, ch'alfine o voglia o non, per giustizia la deve ognuno intendere e definire come l'intendo e definisco io, non io come l'intende e definisce lui: perché come gli furori di quel sapiente Ebreo hanno gli proprii modi ordini e titolo che nessuno ha possuto intendere e potrebbe meglio dechiarar che lui se fusse presente; cossì questi Cantici hanno il proprio titolo ordine e modo che nessun può meglio dechiarar et intendere che io medesimo quando non sono absente. However, to deliver all from such suspicion, I thought at first of giving this book a title similar to the book of Solomon which under the guise of lovers and ordinary passions contains similarly divine and heroic frenzies, as the mystics and cabbalistic doctors interpret; I wished, in fact, to call it Canticle. But in the end I restrained myself for many reasons, of which I shall report but two. One for the fear which I conceived of the austere frown of certain Pharisees, who would judge me profane for usurping sacred and supernatural titles in my natural and physical discourse, while they, consummate scoundrels, and ministers of every ribaldry, usurp more basely than one can say the names of holy ones, of saints, of divine preachers, of the sons of God, of priests, of kings. But then we await that divine judgment which will make manifest their malicious ignorance and doctrines; our simple liberty and their malicious rules, censures and institutions. The other for the great dissimilarity which is seen between the appearance of this work and that one, even though the same mystery and psychic substance is concealed under the shadow of the one and the other; for no one doubts that the first idea of the Sage was to represent things divine rather than to present other things; with him the figure is openly and manifestly a figure, and the metaphorical sense is understood in such a way that it cannot be denied to be metaphorical, when you hear of those eyes of doves, that neck like a tower, that tongue of milk, that fragrance of incense, those teeth that seem a flock of sheep returning from the bath, those tresses that resemble goats descending the mountain of Galaad. But this poem does not show us a face which so keenly invites one to seek a latent and occult sense; so that through the ordinary mode of speech and by similitudes more adapted to the sentiments which gentle lovers usually employ, and experienced poets put in verse and rime, sentiments are expressed similar to those used by the poets who spoke of Cythereida, or Licoris, or Doris or Cynthia, Lesbia, Corynna, Laura and other such ladies. Thus anyone could be easily persuaded that my primary and fundamental intention may have been to express an ordinary love, which may have dictated certain conceits to me, and afterwards, because it had been rejected, may have borrowed wings for itself and become heroic; for it is possible to convert any fable, romance, dream and prophetic enigma, and to employ it by virtue of metaphor and allegorical disguise in such a way as to signify all that pleases him who is skillful at tugging at the sense, and is thus adept at making everything of everything, to follow the word of the profound Anaxagoras. But think who will as it seems to him and pleases him, in the end, willy nilly, if one is to be just, each must understand and define it as I understand and define it, and not I as he would understand it and depict it; for just as the passions of that Hebrew have their own proper modes, succession and names, which no one has been able to understand and could never explain better than he, if he were present, so these canticles of mine have their own names, succession and modes which no one can explain better and understand than myself, since I am not absent. 
D'una cosa voglio che sia certo il mondo: che quello per il che io mi essagito in questo proemiale argomento, dove singularmente parlo a voi eccellente Signore, e ne gli Dialogi formati sopra gli seguenti articoli, sonetti e stanze, è ch'io voglio ch'ogn'un sappia ch'io mi stimarei molto vituperoso e bestialaccio, se con molto pensiero, studio e fatica mi fusse mai delettato o delettasse de imitar (come dicono) un Orfeo circa il culto d'una donna in vita; e dopo morte, se possibil fia, ricovrarla da l'inferno: se a pena la stimarei degna, senza arrossir il volto, d'amarla sul naturale di quell'istante del fiore della sua beltade, e facultà di far figlioli alla natura e dio; tanto manca che vorrei parer simile a certi poeti e versificanti in far trionfo d'una perpetua perseveranza di tale amore, come d'una cossì pertinace pazzia, la qual sicuramente può competere con tutte l'altre specie che possano far residenza in un cervello umano: tanto, dico, son lontano da quella vanissima, vilissima e vituperosissima gloria, che non posso credere ch'un uomo che si trova un granello di senso e spirito, possa spendere più amore in cosa simile che io abbia speso al passato e possa spendere al presente. E per mia fede, se io voglio adattarmi a defendere per nobile l'ingegno di quel tosco poeta che si mostrò tanto spasimare alle rive di Sorga per una di Valclusa, e non voglio dire che sia stato un pazzo da catene, donarommi a credere, e forzarommi di persuader ad altri, che lui per non aver ingegno atto a cose megliori, volse studiosamente nodrir quella melancolia, per celebrar non meno il proprio ingegno su quella matassa, con esplicar gli affetti d'un ostinato amor volgare, animale e bestiale, ch'abbiano fatto gli altri ch'han parlato delle lodi della mosca, del scarafone, de l'asino, de Sileno, de Priapo, scimie de quali son coloro ch'han poetato a' nostri tempi delle lodi de gli orinali, de la piva, della fava, del letto, delle bugie, del disonore, del forno, del martello, della caristia, de la peste; le quali non meno forse sen denno gir altere e superbe per la celebre bocca de canzonieri suoi, che debbano e possano le prefate et altre dame per gli suoi. Of one thing I wish the world to be assured: what I have essayed in this preliminary preface, wherein I address you in particular, excellent sir, and in the dialogues formed upon the subsequent articles, sonnets and stanzas, is to have everyone know that I should deem myself most shameful and bestial, if with much thought, study and labor I should have ever delighted or relished imitating (as they say) an Orpheus who adores a living woman, and proposes after her death (if it be possible) to rescue her from hell; when in fact I would hardly esteem her (without blushing) to be worthy of being loved naturally even in that instant when her beauty is in flower and when she has the power of bringing offspring to nature and to God: so much the less would I desire to appear similar to certain poets and versifiers who glory in a perpetual perseverance in such love, as in such a pertinacious madness, which can certainly compete with all the other species of folly that can reside in a human brain. So much, I say, am I removed from that most vain, most vile and most infamous glory, that I cannot believe any man who possesses a grain of sense and spirit can expend any more love on such a thing than I have spent in the past and intend to spend in the present. And, by my faith, if I wish to employ myself in defending the nobility of that Tuscan poet, who showed himself so distraught on the banks of the Sorgue for a lady of Valclusa, and not say that he was a madman fit to be chained, I shall have to believe and force myself to persuade others, that for lack of genius apt for higher things he set himself the task of nourishing his melancholy, and belaboring his wit in confusion, by analyzing the effects of an obstinate vulgar love, animal and bestial, as so many others have done who formerly have sung the praises of a fly, a beetle, an ass, of Silenus, of Priapus, of apes, and those who have in our time sung the praises of urinals, of the shepherd's pipe, of beans, of the bed, of lies, of dishonor, of the furnace, of the knife, of famine, and of the plague, things which perhaps give the appearance of being no less lofty and proud by reason of the celebrated voices of those who sing of them than these and other ladies I have mentioned are, perhaps by reason of the poets who have celebrated them.
Or (perché non si faccia errore) qua [non] voglio che sia tassata la dignità di quelle che son state e sono degnamente lodate e lodabili: non quelle che possono essere e sono particolarmente in questo paese Britannico, a cui doviamo la fideltà et amore ospitale: perché dove si biasimasse tutto l'orbe, non si biasima questo che in tal proposito non è orbe, né parte d'orbe: ma diviso da quello in tutto, come sapete; dove si raggionasse de tutto il sesso femenile, non si deve né può intendere de alcune vostre, che non denno esser stimate parte di quel sesso: perché non son femine, non son donne: ma (in similitudine di quelle) son nimfe, son dive, son di sustanza celeste; tra le quali è lecito di contemplar quell'unica Diana, che in questo numero e proposito non voglio nominare. Comprendasi dumque il geno ordinario. Yet (that there be no mistake) I do not wish that here should be taxed the dignity of those ladies who have been worthily praised and who are praiseworthy: and those, especially, who may and do reside in this British land, to whom we owe the love and fidelity of the guest; for even if one were to find fault with the whole worold, one could not find fault with this nation, which in this respect is not the terrestrial world, nor a part of it, but is entirely separated from it, as you know: so that any discourse regarding the whole feminine sex could not and would not include any of your women, who must not be considered part of that sex; because they are not women, they are not ladies, but, in the guise of ladies, they are nymphs, goddesses and of celestial substance, among whom it is permitted to contemplate that unique Dianba, whom I do not desire to name in the rank or category of women.
E di quello ancora indegna et ingiustamente perseguitarei le persone: perciò che a nessuna particulare deve essere improperato l'imbecillità e condizion del sesso, come né il difetto e vizio di complessione: atteso che se in ciò è fallo et errore, deve essere attribuito per la specie alla natura, e non per particolare a gl'individui. Certamente quello che circa tai supposti abomino è quel studioso e disordinato amor venereo che sogliono alcuni spendervi, de maniera che se gli fanno servi con l'ingegno, e vi vegnono a cattivar le potenze et atti più nobili de l'anima intellettiva. [Queen Elizabeth] Let it be understood, then, that I mean only the ordinary genus. And I should unworthily and unjustly persecute any individual of this class: because to no particular person ought the weakness and condition of the sex be imputed, just as as defect or vice of constitution, assuming there is some fault or error there, must be attributed to the species or to nature, and not in particular to the individuals of the class. Truly, with respect to that sex, what I abominate is that zealous and disordered venereal love which some are accustomed to expend for it, so that they come to the point of making their wit the slave of woman, and of degrading the noblest powers and actions of the intellectual soul.
Il qual intento essendo considerato, non sarà donna casta et onesta che voglia per nostro naturale e veridico discorso contristarsi e farmisi più tosto irata, che sottoscrivendomi amarmi di vantaggio, vituperando passivamente quell'amor nelle donne verso gli uomini, che io attivamente riprovo ne gli uomini verso le donne. If my intentions are understood, far from being saddened and becoming vexed with me because of my natural and truthful discourse, every honest and chaste woman will rather agree with me and love me the more because of it; and they will allow that the venereal love women have for men is a dishonorable thing, as I actively reprove the venereal love men have for women.
Tal dumque essendo il animo, ingegno, parere e determinazione, mi protesto che il mio primo e principale, mezzano et accessorio, ultimo e finale intento in questa tessitura fu et è d'apportare contemplazion divina, e metter avanti a gli occhi et orecchie altrui furori non de volgari, ma eroici amori, ispiegati in due parti: de le quali ciascuna è divisa in cinque dialogi. Therefore, with a determined heart, mind, opinion and purpose, I affirm that my first and principal, secondary and subordinate, final and ultimate design in this work to which I have been called, was and is to signify divine contemplation and present the eye and ear with other frenzies, not those caused by vulgar love, but those caused by heroic love. These frenzies will be explained in two parts, each of which will be divided into five dialogues.

 

 

 

 

 


"Right. Now could we move on please, the smell of these sick woods Doesn't become my complexion. Besides the guy got his arse burned in the end, remember?"

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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